Ponte Lucano nella lista mondiale dei siti archeologici a rischio di distruzione [6/10/2009]

Il World Monuments Fund (WMF), una delle più importanti organizzazioni no-profit che tutela siti archeologici a rischio di distruzione, ogni due anni prepara una lista dei monumenti mondiali maggiormente minacciati di distruzione, il cosi detto World Monuments Watch. Il 6 ottobre 2009 a New York, Bonnie Burnham presidente del WMF ha presentato la lista 2010 dei siti minacciati, che include 93 siti in oltre 47 paesi. In questa lista vi sono aree come Machu Picchu in Peru, Phajoding, un monastero nel Bhutan, la città antica di Herat in Afghanistan. Luoghi storici messi a rischio da guerre, disastri naturali, sviluppo urbano incontrollato e dall’assenza di manutenzione.

In questa lista c’è anche Ponte Lucano, simbolo della città di Tivoli, riprodotto in tantissime stampe antiche, orribilmente deturpato da un muro di cemento costruito dall’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo (ARDIS) per esigenze di difesa idraulica, che lo ha fatto “sparire” dal paesaggio ignorando ogni soluzione alternativa. Il complesso archeologico costituito dal Ponte romano e dal Mausoleo dei Plautii sembra ormai condannato a restare nel degrado, esposto al continuo rischio di distruzione in caso di una forte piena del fiume. E’ davvero molto triste che i rischi per un monumento che in tante aree del mondo sono prodotti da conflitti e disastri naturali, nel caso di Ponte Lucano siano invece il risultato di interventi di Pubbliche Amministrazioni.

A richiamare l’attenzione mondiale su questo sito, sono stati gli ambientalisti di Italia Nostra e del Wwf, che insieme con altre associazioni della zona (Comitato Promotore del Barco, Società Tiburtina di Storia e d’Arte), si sono unite nel Comitato per il Recupero di Ponte Lucano, da anni protagonista di una serie di battaglie a salvaguardia dell’area. «La “candidatura” accolta dal Wmf – spiega Carlo Boldrighini, presidente della sezione Aniene di Italia Nostra – è stata avanzata dal Comitato ed appoggiata da Italia Nostra regionale con la motivazione che sviluppi recenti della zona hanno drammaticamente alterato lo stato del complesso, minacciato dalle piene e dal versamento di rifiuti industriali nel fiume».

L’inserimento di un monumento nella lista del WMF non significa alcun vincolo, rappresenta solo uno strumento indiretto, serve a far uscire dall’oblio alcune aree, aumentare il coinvolgimento delle comunità locali nel loro recupero, esercitare pressioni sui governi locali per stimolarne l’intervento. In alcuni casi il WMF interviene anche direttamente erogando dei fondi per interventi di recupero.
Erica Avrami direttrice ricerca ed educazione del WMF ha osservato come «i siti storici ed archeologici non possono essere conservati in maniera isolata ma piuttosto in un più ampio quadro, sia fisico che sociale», un’osservazione adattissima a Ponte Lucano. Il ponte è minacciato di distruzione dalle piene del fiume, il Mausoleo dei Plautii ha problemi strutturali, interventi di consolidamento per i due monumenti non bastano se il complesso archeologico resterà non fruibile o abbandonato al degrado.
L’unica speranza di salvezza è inserire il restauro di ponte e mausoleo in un quadro più ampio, che preveda il recupero delle qualità delle acque ed fiume, la sua rinaturalizzazione, l’allargamento dell’alveo e la ricostituzione delle sue aree golenali, il suo inserimento nel proposto parco delle antiche cave romane del Barco, una riduzione, restauro e recupero della pessima qualità dell’edificato che lo circonda.
Massimiliano Ammannito del WWF spera che «il riconoscimento internazionale dell’importanza di Ponte Lucano e della gravità della situazione in cui versa serva a scuotere la classe politica tiburtina dal proprio torpore e a richiamarla al proprio dovere morale di tutelare e conservare il patrimonio artistico, culturale e naturalistico cittadino».