Il Sentiero dei Lincei

Nel 2003, in occasione del quarto centenario dalla fondazione dell’Accademia dei Lincei, il sentiero che dalla “Montagna Spaccata” conduce alla vetta del Monte Gennaro, nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, fu denominato “Sentiero dei Lincei” e contrassegnato con una lince rossa, posta accanto alla tradizionale segnaletica, ancora qua e là visibile.
L’Accademia dei Lincei fu la prima accademia scientifica europea ed ebbe tra i suoi soci Galileo Galilei. Fu fondata da Federico Cesi, giovane diciottenne, e da alcuni suoi amici. La sua prima sede fu a San Polo dei Cavalieri, nel palazzo Cesi.

Il Sentiero

Il sentiero segue le orme di una storica escursione dei primi Lincei il 12 ottobre 1611 che segnò un importante contributo alla nascita della botanica moderna. L’itinerario partiva da San Polo dei Cavalieri e seguiva il tracciato dell’attuale strada carrozzabile fino alla “Montagna Spaccata”. Lì recupera il sentiero antico che procede verso la vetta attraversando la Valle Cavalera e il grande “pratone” sotto la cima del Gennaro. Nei documenti dell’Accademia i Lincei chiamano il “pratone” Anfiteatro Linceo.

Il Monte Gennaro era molto frequentato dagli erboristi, e lo fu fino agli inizi del Novecento, per l’abbondanza di piante officinali anche rare e pregiate. L’escursione del 1611 doveva svolgersi in estate ma si rimandò all’ottobre a causa del clima singolarmente freddo di quell’anno. In una sua lettera a Galileo, Federico Cesi racconta che a luglio a San Polo si passeggiava in cappotto; una testimonianza della cosiddetta “piccola glaciazione”.

L’escursione “all’altissimo e ricchissimo delle erbe più rare monte detto di San Gennaro” è descritta in una memoria del segretario dell’Accademia Joannes Faber (Schmidt). Oltre a Federico Cesi e al Faber vi presero parte Giovanni Terrenzio (Schreck), medico, naturalista e matematico, Teofilo Molitore (Müller), botanico e zoologo tedesco, ed Enrico Corvino, farmacista olandese, proprietario di una nota bottega a Roma e di un proprio orto botanico. Il Terrenzio abbandonò poi i Lincei e si fece gesuita trasferendosi, al seguito di Matteo Ricci, in Cina; qui scrisse il primo libro di matematica moderna con cui introdusse la terminologia tuttora in uso nella lingua cinese.

Durante l’escursione i Lincei raccolsero e classificarono numerose piante attribuendogli nomi scientifici che, in alcuni casi, sono ancora usati (150 anni prima di Linneo!). A quella memorabile escursione è dedicato un bellissimo libretto edito nel 1984 a cura della Provincia di Roma e del Club Alpino Italiano.

Breve storia dell’Accademia dei Lincei (1603-1650)

L’Accademia fu fondata il 17 Agosto 1603 dal principe Federico Cesi (anni 18), l’olandese Joannes van Heeck (anni 24), medico a Scandriglia, Francesco Stelluti di Fabriano (anni 26) e Anastasio de Filiis (anni 26), di Terni e parente del Cesi, nel palazzo romano Cesi-Gaddi in via della Maschera d’Oro (oggi sede del Tribunale Militare). Oltre ad essere la prima accademia scientifica, per molti aspetti, gettò le basi della moderna scienza europea. Dal 1611 ne fece parte anche Galileo Galilei.

I Lincei misero a punto due strumenti scientifici fondamentali: il telescopio e il microscopio, a cui dettero il nome attuale e di cui fecero ampio uso. A loro si deve anche lo sviluppo della moderna tassonomia sistematica in biologia, frutto di un approfondito dibattito metodologico.

Essi proponevano una ricerca scientifica collaborativa aperta a tutti tramite la pubblicazione di articoli e resoconti che erano preventivamente valutati e discussi (come accadde per il “Il Saggiatore” di Galileo – 1623 – che si può considerare una sorta di manifesto culturale).
Il loro era un sistema di “peer review” ante litteram. Era una decisa rottura con la tradizione delle accademie cinquecentesche che riunivano eruditi e letterati, e spesso si occupavano anche di pratiche magiche aperte solo agli iniziati, mentre i Lincei praticavano la collaborazione paritaria, senza distinzioni di ceto e di rango, e i membri si chiamavano tra di loro “fratelli”. Altro elemento innovativo era l’internazionalità: vi erano tedeschi e olandesi e Cesi prevedeva la creazione di centri lincei in tutta Europa.

Con la prematura scomparsa del fondatore Federico Cesi nel 1630, e la successiva condanna di Galileo nel 1633, iniziò il declino dell’Accademia che concluse i suoi lavori intorno al 1650. Nel 1847 Pio IX rifondò l’accademia col nome di Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei. Nel 1870, con la presa di Roma, l’Accademia assunse un carattere nazionale con il nome di Reale Accademia dei Lincei. Fortemente sostenuta dal ministro Quintino Sella, fu dotata dell’attuale sede in via della Lungara.(1)
L’attuale Accademia Nazionale dei Lincei è la continuazione repubblicana della Reale Accademia dei Lincei.

L’Accademia dei Lincei e il Parco dei Monti Lucretili

L’origine dell’Accademia dei Lincei è legata ad una serie di fatti singolari avvenuti nel 1603 nel territorio dell’attuale Parco dei Lucretili.
L’olandese van Heeck, giovane medico a Scandriglia e seguace di Paracelso, si trovava in contrasto con il farmacista della città che seguiva la tradizionale medicina galenica.
Il farmacista attentò alla vita di van Heeck, mentre questi tornava a cavallo da una raccolta di erbe officinali. L’agguato fallì, e van Heeck uccise il farmacista con la sua spada. Arrestato, fu portato nella prigione del castello Orsini di Nerola, dove il padre di Federico, titolare del feudo, aveva funzioni di giudice. Il giovane Federico, che si trovava là, scese nottetempo a parlare con il prigioniero, e in breve divenne anche lui un seguace di Paracelso. Van Heeck fu liberato, e qualche mese dopo fu fondata l’Accademia.

Ma l’idea che il futuro duca d’Acquasparta si occupasse di scienza non piaceva a suo padre, descritto come persona rozza e volgare, al contrario della madre Olimpia Orsini, donna colta e sensibile. La neonata Accademia fu denunciata all’Inquisizione e van Heeck, minacciato dai sicari dei Cesi, fuggì da Roma. Viaggiò a lungo con il sostegno economico di Federico, che gli dette l’incarico di prendere contatto con i maggiori scienziati d’Europa, e tornò a Roma solo nel 1611, quando, grazie all’attività diplomatica di Federico (e dello zio cardinale), l’Accademia ottenne il sostegno pontificio.

Fama e fortuna dell’Accademia dei Lincei

La morte del fondatore e la condanna di Galileo portarono alla fine dell’Accademia e al declino della sua fama. Influì negativamente anche la rivalità con i Gesuiti, che nei secoli XVII e XVIII svilupparono una loro scuola di ricerca scientifica. Nei secoli successivi benché crebbe la fama di Galileo i suoi “fratelli Lincei” rimasero nell’oscurità. Come ha notato il Dott. Gilberto De Angelis, che è oggi il maggior studioso delle origini lincee, nei trattati di storia della scienza essi sono piuttosto maltrattati e di solito presentati come un circolo di oziosi eruditi con qualche figura di spicco. Gli stessi fatti fondamentali sono spesso riportati in modo erroneo e confuso. I principali meriti dell’Accademia, l’attività editoriale erga omnes, l’introduzione del microscopio e del telescopio, la nuova metodologia nella classificazione degli esseri viventi, sono per lo più ignorati.(2)

Gli ostacoli alla fama dei Lincei sono comprensibili inquadrandoli nel contesto ideologico della storia moderna della scienza. L’Accademia nasce infatti nella Roma della Controriforma e sostenuta da prelati, soprattutto dal cardinal Cesi – zio di Federico. Le sue principali fonti d’ispirazione furono Paracelso e il movimento francescano (Federico Cesi era terziario francescano). La fama di Paracelso è molto contrastata: c’è chi lo considera un geniale innovatore e chi lo tratta come un volgare ciarlatano. Il movimento francescano proponeva una rivalutazione religiosa del mondo naturale su base biblica. E’ chiaro che la condanna di Galileo non poteva bastare per riabilitare i Lincei agli occhi degli illuministi e dei positivisti, che per almeno due secoli hanno dominato la storiografia scientifica. Neppure il nazionalismo italiano, fortemente antitedesco e anticlericale, poteva servirsi di un sodalizio di italiani e tedeschi nato attorno alla corte papale.

Solo in tempi recenti, soprattutto a partire dal centenario della nascita del Cesi nel 1985, si è giunti a dare una valutazione adeguata del contributo dei Lincei, grazie in primo luogo all’opera del Dott. Gilberto De Angelis, ma anche di scienziati stranieri come il celebre biologo evoluzionista americano Stephen J. Gould (1941-2002), autore di saggi sulla storia della biologia.

Italia Nostra, Sezione “Aniene e Monti Lucretili”, ottobre 2018

 

Note:
    • (1) L’Accademia pontificia continuò la sua vita nella sede nei Giardini Vaticani fino al 1936, quando Pio XI le dette un nuovo statuto e il nome attuale di Pontificia Accademia delle Scienze.

 

    • (2) Vi furono comunque eccezioni: tra le più significative ricordiamo il botanico Pirotta agli inizi del Novecento, e Francesco Gabrieli, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1985-1988) nonché autore di una storia dell’Accademia.