Campagna “ACEA pubblica ora!”

Da tempo ACEA ha perso la sua dimensione di azienda locale a servizio della città di Roma per assurgere al ruolo di multiutility di rilevanza internazionale con la sua trasformazione in S.p.A., la quotazione in borsa e la compartecipazione azionaria di soci come Caltagirone e GDF Suez. Una vera e propria multinazionale che assume quale primo obiettivo quello del soddisfacimento dei grandi azionisti (e quindi degli interessi dei mercati finanziari).

Attraverso la partecipazione in varie società, controllate e collegate, site in diverse regioni, ACEA sta letteralmente procedendo allo smantellamento della gestione pubblica dei servizi pubblici locali e alla sostanziale espropriazione degli Enti Locali dal controllo e dal governo del Bene Comune Acqua. Molti Sindaci si sono organizzati per resistere a questi tentativi con ricorsi comuni al TAR prima e al Consiglio di Stato poi.

Nei comuni dove il Servizio Idrico è gestito da ACEA il fallimento è sotto gli occhi di tutti: la società è sempre più indebitata (Attualmente AceaAto2 è indebitata per circa 480 milioni di euro: un fallimento annunciato che trascinerebbe con sé anche il resto della holding).  Non ha realizzato gli investimenti necessari, peggiorato la qualità del servizio e precarizzato il lavoro.

La gestione pubblica consentirebbe, azzerando gli utili, di realizzare gli investimenti necessari, migliorare la qualità del servizio e quella del lavoro.
La ripubblicizzazione consentirebbe di risanare il debito, non prima però di averne verificato la legittimità.  La gestione dell’acqua da parte di Acea, non solo in Ato 2, è ricca di illegittimità: a partire dalle procedure di affidamento, per arrivare ai mancati investimenti sull’arsenico, passando per le decine di depuratori messi sotto sequestro per mancanza di autorizzazione. Inoltre: ripubblicizzare una SpA mista come AceaAto2 significa colpire al cuore le gestioni private dei servizi pubblici locali, non solo a Roma Capitale.
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